Vincitore del contest “La scelta di Angiolino”: Fish! di Riccardo Rigillo

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Vincitore del contest “La scelta di Angiolino”: Fish! di Riccardo Rigillo

Dulcis in fundo, presentiamo il VINCITORE del Contest di game design “La scelta di Angiolino”. Vince il contest il gioco Fish! di Riccardo Rigillo.
Intervistiamo l’autore e vincitore, a cui tutto lo staff di FAI IL TUO GIOCO fa grandissime congratulazioni:


Come nasce l’idea per questo gioco?

Riccardo Rigillo: “L’idea nasce dal desiderio di mettermi alla prova non solo come giocatore, ma come ideatore e progettista di un gioco. Il tema è un tema che conosco, professionalmente, e che mi piaceva tentare di simulare in maniera realistica e giocabile. Volevo un gioco che mettesse in evidenza anche temi attuali, come la sostenibilità dell’uso dei “beni comuni”, e un’attenzione all’ecosistema che rimanesse attuabile in una dimensione di attività economica”.


In che modo il workshop ti è stato utile per il tuo progetto di gioco?

Riccardo Rigillo: “Il workshop mi è servito e mettere a fuoco l’idea che avevo e a trasformarla in un risultato concreto, un prototipo vero e proprio. La definizione di tempistiche e obiettivi realistici è molto importante nel portare a termine un progetto, e il coaching all’interno del workshop fornisce a ciascuno un buon metodo per ottenerla, e per giunta adeguato alle diverse esigenze individuali. Il workshop ci ha dato anche contenuti di spessore, con veri esperti del mondo ludico; e l’interazione con gli altri autori che si cimentavano nel disegno di diversi progetti ci ha fornito un confronto continuo che ritengo fondamentale: mentre ciascuno di noi era “game designer” del proprio gioco, ricopriva – quasi senza pensarci – anche il ruolo di “game developer” per tutti gli altri”.


Come descriveresti in breve il tuo gioco?

Riccardo Rigillo: “È un gioco sulla pesca sostenibile a più giocatori. Il gioco è direttamente ispirato all’attività di pesca del tonno nel Mediterraneo. Ciascun giocatore pesca per arricchirsi più degli altri, ma deve stare attento a non esaurire le preziose risorse ittiche, perché in quel caso tutti sono perdenti. Il gioco è reso vivace da una meccanica di movimento simultaneo e nascosto per raggiungere le aree di pesca, e soprattutto da un meccanismo di asta a offerta nascosta per aggiudicarsi i migliori contratti di vendita all’inizio di ogni turno. Le risorse ittiche si riproducono, ma con un ritmo lento che mette i giocatori in difficoltà man mano che il gioco avanza. I test hanno mostrato un gioco veloce e divertente. Quindi salpate le ancore, e let’s FISH!”


Andrea Angiolino ha assegnato a Fish! di Riccardo Rigillo la vittoria del Contest di game design con questa motivazione: “ho cercato di valutare secondo i criteri di design che ho presentato e discusso durante il corso, privilegiando giochi che avessero un legame armonico fra meccaniche e ambientazione e che possibilmente rispondessero a un principio di eleganza, risultando il più possibile efficaci pur nell’asciuttezza delle regole. (…) Un gioco che nel periodo del corso ha visto ripetute stesure, alla ricerca continua di miglioramenti. Fino ad arrivare a meccaniche pulite ed essenziali che evocano bene le dinamiche della pesca del tonno. Trasmettendo anche con chiarezza il messaggio voluto dall’autore: e cioè che pur mirando al profitto individuale occorre evitare l’eccessivo sfruttamento delle risorse ittiche del nostro mare, rischiando altrimenti di esaurirle per sé e per gli altri.”


La coach Claudia Minozzi ci tiene a sottolineare che Riccardo ha dedicato grandissima concentrazione e dedizione al suo progetto, tanto che è partito da una vaga idea (sullo sviluppo sostenibile, tematica sociale che ben conosce per lavoro) e prima del termine del workshop aveva già il prototipo (in circa tre mesi). Dopo ha playtestato molto (anche portando il suo prototipo al PlayModena) con metodo, facendo interviste ai giocatori a seguito dei playtest, e apportando modifiche mirate al suo prototipo. L’impegno di Riccardo Rigillo è stato meritatamente ripagato dalla grande soddisfazione di vedere concretizzato il suo progetto di realizzare un gioco, e la vittoria del Contest è l’ulteriore conferma che quando c’è impegno i risultati si raggiungono!
Bravo Riccardo!


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Reclame

Contest La scelta di Angiolino: menzione speciale a Giovanni Cucchiarelli per il suo gioco Reclame

Category : Blog

Sabato 20 maggio alla Scuola internazionale di Comics si è tenuto il contest di game design “La scelta di Angiolino” di cui abbiamo parlato nel precedente articolo del blog attraverso le parole del giudice del contest, il maestro game designer Andrea Angiolino. Andrea ha voluto assegnare una menzione speciale “privilegiando giochi che avessero un legame armonico fra meccaniche e ambientazione” al gioco Reclame di Giovanni Cucchiarelli, con questa motivazione: il gioco riesce a “ricreare in dettaglio l’ambientazione scelta, quella delle agenzie pubblicitarie. Con una varietà e abbondanza di particolari che rende bene l’atmosfera voluta”.
Abbiamo quindi chiesto al nuovo game designer Giovanni Cucchiarelli di parlarci della sua creazione e della sua esperienza con il workshop FAI IL TUO GIOCO.


Come nasce l’idea per questo gioco?
Giovanni Cucchiarelli: “Dopo aver giocato a THE GALLERIST di Vital Lacerda ho avuto il desiderio di creare un mio gioco in cui si sentisse fortemente l’ambientazione. È da questa che sono partito per sviluppare le meccaniche. Ho pensato di ambientare il gioco nel mondo delle agenzie pubblicitarie perchè è un ambiente che conosco bene: la mia compagna lavora come copywriter da dieci anni e mi ha potuto far conoscere a fondo le dinamiche presenti in quell’ambiente. Inoltre questo è un tema nuovo nel mondo dei giochi da tavolo e l’intenzione era proprio quella di creare qualcosa di originale mantenendo comunque elementi noti ai giocatori più esperti”.


In che modo il workshop ti è stato utile per il tuo progetto di gioco?
Giovanni Cucchiarelli: “Il workshop è stato utile per condividere con gli altri il mio gioco, facendo tesoro di suggerimenti, commenti e punti di vista. Il confronto con gli altri è stato utile alla crescita e all’evoluzione delle meccaniche, le conferme ricevute mi hanno spinto a migliorare e andare avanti con il mio progetto. In più ho lavorato sul regolamento proprio in occasione del contest, che mi ha dato uno stimolo ulteriore a portare avanti il mio progetto.


Come descriveresti in breve il tuo gioco?
Giovanni Cucchiarelli: “Reclame è un german, ad alta interazione indiretta. Si gioca da 2 a 4 giocatori, ha una durata di circa mezzora a giocatore, e non è un gioco introduttivo: è necessario aver fatto qualche partita per goderselo al meglio! Ho cercato di creare un gioco che abbia una sua profondità rimanendo comunque non troppo complesso, senza tante sottomeccaniche. In genere i giochi simulativi si avvalgono di molte regole per essere fedeli il più possibile al tema a cui si riferiscono; invece in Reclame c’è un certo grado di astrazione che permette di rendere scorrevole il flusso di gioco.
In Reclame dovete gestire la vostra Agenzia Pubblicitaria e diventare i leader del mercato. Come? Prendendo i brief (progetti) migliori con il vostro team di account e trasformandoli in vere e proprie pubblicità grazie al vostro team creativo. Il tutto tenendo d’occhio il livello di motivazione dei vostri lavoratori, promuovendoli o assumendoli, cercando di aggiudicarvi la vostra fetta di mercato e rendendo il vostro portfolio più variegato e proficuo che mai. Chi alla fine avrà guadagnato più soldi sarà dichiarato vincitore!”


Abbiamo provato il gioco di Giovanni: menzione speciale davvero meritatissima, Reclame è molto affascinante e coinvolgente, gli auguriamo di vederlo presto tra gli scaffali delle nuove uscite in ludoteca!


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Contest “La scelta di Angiolino”: la parola ad Andrea Angiolino, game designer giudice del Contest

 

Presso la Scuola internazionale di Comics si è tenuta sabato 20 maggio la premiazione del contest di game design “La scelta di Angiolino” riservato ai partecipanti del workshop FAI IL TUO GIOCO.
Il giudice del Contest è stato Andrea Angiolino che ci illustra come è arrivato a scegliere i più meritevoli, compito di certo non facile.


Prima di leggere le parole di Andrea Angiolino, riportiamo alcune note biografiche per coloro che ancora non conoscono bene il mondo dei giochi (per tutti gli altri, Andrea è un maestro e punto di riferimento che non necessita di presentazioni!!).
Prendendo spunto dal web, possiamo apprendere che Angiolino ha iniziato a occuparsi di giochi nel 1982 con una rubrica sul mensile Pergioco. Ha collaborato con: Avvenimenti, Epoca, Nuova Ecologia, Totem Comic, Il Manifesto, L’Espresso, Marie Claire, Effe, La Settimana Enigmistica, Panorama.
Ha iniziato a realizzare giochi promozionali e di formazione per Armando Curcio Editore, Enea, Ipacri, Bristol-Meyer Squibb, Teatro Parioli, Valtur.
Ha creato giochi radiotelevisivi per Rai Uno, Rai Due, Rai Tre, Teleroma 56 e Rai Radio Due.
Ha curato riviste di enigmistica, inserti estivi di giochi per settimanali, mostre a tema ludico.
Ha pubblicato numerosi giochi di ruolo e da tavolo: I cavalieri del tempio (con G. Boschi, A. Carocci, M. Casa, L. Giuliano, ed. E.Elle 1990), El juego de los animales (con M. Casa, Sarpe 1990), Dinoland (con la C.Un.S.A., Clementoni 1993), Quorum (con C.UnS.A., Giorgio Accascina e Fabio Di Iorio, GUT 1993), Automarket (con Giovanni Caron, Qualitygame 1995), Dragonball – Alla ricerca delle sette sfere (con Paolo Parrucci, Nexus 1998), Ulysses (con P.G. Paglia, Winning Moves 2001), Wings of War (con P.G. Paglia, Nexus 2004), Obscura Tempora (Rose&Poison 2005); Sails of Glory (Ares Games, 2013).
Dal 1999 è consulente del Ministero della Pubblica Istruzione come “esperto inventore di giochi”. Nel 2004 Lucca Games gli ha dato il primo Best of Show speciale alla carriera.
È il co-autore (insieme a Beniamino Sidoti) del Dizionario dei giochi (ed. Zanichelli 2010) .
Dal 2014 racconta storie di giochi e giocattoli a Wikiradio, su Rai Radio Tre. Nel 2016 ha collaborato alla riapertura del LunEur (storico parco giochi di Roma).
Come giudice del Contest “La Scelta di Angiolino”, Andrea ci racconta come è arrivato a questa scelta:


“Il corso di coaching e game design cui ho avuto il piacere di partecipare si è rivelata una iniziativa molto coinvolgente. Gli iscritti si sono impegnati a fondo: partendo chi da un prototipo appena abbozzato e chi da una semplice idea, sono arrivati in molti a concretizzare il proprio gioco da tavolo e ad affinarlo. Mentre chi ha iniziato con un gioco già solido ha avuto l’occasione per svilupparne un secondo.
Le finalità dei vari partecipanti erano diverse: molti puntano alla pubblicazione del proprio gioco sul mercato, ma altri hanno optato per giochi con ulteriori finalità, come quella di veicolare un messaggio o di servire scopi specifici come la valorizzazione del proprio quartiere.
Non senza imbarazzo ho accettato di scegliere, fra i giochi proposti, quello che mi ha colpito di più. Non per assegnare un premio, ma più semplicemente per dare un segno personale di incoraggiamento. Un vero e proprio concorso tra giochi inediti prevederebbe gruppi di selezione che effettuino più partite a ogni titolo in gara, selezionando una rosa per giurati che condividono una serie ben precisa di criteri di valutazione. E questi ultimi variano di giuria in giuria: si può premiare l’idea, la realizzazione, la giocabilità, il potenziale di mercato… Io ho cercato di valutare secondo i criteri di design che ho presentato e discusso durante il corso, privilegiando giochi che avessero un legame armonico fra meccaniche e ambientazione e che possibilmente rispondessero a un principio di eleganza, risultando il più possibile efficaci pur nell’asciuttezza delle regole. Ho guardato a ogni gioco al di là della sua possibile riuscita sul mercato, che auguro a tutti e che nel caso potrà prevedere ulteriori fasi di revisione in concerto con le case editrici.
Assodato che i corsisti stessi hanno deciso, a mio parere meritatamente, di premiare Bands on Tour di Luca De Giuliani, ho voluto quindi dare una “nomination” a Reclame di Giovanni Cucchiarelli che riesce anch’esso a ricreare in dettaglio l’ambientazione scelta, quella delle agenzie pubblicitarie. Con una varietà e abbondanza di particolari che rende bene l’atmosfera voluta, anche se forse con la possibilità di asciugare ancora le meccaniche per una maggiore sintesi se l’autore lo riterrà opportuno.
La mia scelta finale è caduta su Fish!, di Riccardo Rigillo. Un gioco che nel periodo del corso ha visto ripetute stesure, alla ricerca continua di miglioramenti. Fino ad arrivare a meccaniche pulite ed essenziali che evocano bene le dinamiche della pesca del tonno. Trasmettendo anche con chiarezza il messaggio voluto dall’autore: e cioè che pur mirando al profitto individuale occorre evitare l’eccessivo sfruttamento delle risorse ittiche del nostro mare, rischiando altrimenti di esaurirle per sé e per gli altri.
Che gli editori interessati a nuove proposte facciano una pesca altrettanto buona, gettando le loro reti fra i prototipi sviluppati durante il corso e le future idee dei numerosi iscritti: in questo caso, non c’è alcun timore di esaurire le proposte.”


Ringraziamo di cuore Andrea Angiolino e ci auguriamo che anche gli editori facciano un’ottima pesca tra i prototipi dei partecipanti a FAI IL TUO GIOCO!


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Contest Mjolnir al Romics: vince Luca De Giuliani con Bands on Tour

Il workshop FAI IL TUO GIOCO ha concluso la parte formativa e di coaching, ma il gruppo dei partecipanti è rimasto attivo per due contest interni: il contest “La scelta di Angiolino” (giudice del contest Andrea Angiolino) che si terrà a maggio, e il contest interno di GRADIMENTO tra i compagni di corso, che si sono votati l’un l’altro, sponsorizzato dal Mjolnir Games Roma di Massimo Brigandi e Francesco Maria Riccio.
La premiazione di questo contest si è svolta durante l’ultima edizione del Romics e ha visto la gradita presenza dell’autore ed editore della Cosplayou Francesco Marcantonini che ha regalato una sua creazione (Youtopia) e il suo tempo per visionare il gioco del vincitore. Il vincitore che ha ricevuto il maggiore gradimento dei compagni del workshop è Luca De Giuliani con il suo gioco “Bands on tour”. Complimenti a Luca, a cui chiediamo di raccontarci qualcosa del suo progetto di gioco.


Come nasce l’idea per questo gioco?

Luca De Giuliani: “Il mio gioco nasce durante un breve viaggio. Lo racconto sempre a chi me lo chiede perché è stato più che altro un’intuizione. Ero in treno alle 6 di mattina direzione Milano per la laurea di mia sorella. Ancora stanco dalla sera prima e pesantemente in dormiveglia, mentre guardavo il paesaggio che scorreva mi è venuto in mente di fare un gioco che raccontasse di gruppi musicali che suonavano girando l’Italia (poi diventata Europa). Quindi ho messo “in gioco” tutta quella che era la mia esperienza di musicista in 13 anni di appartenenza ad un gruppo con il quale ho pubblicato 4 album e girato in lungo e in largo tra Italia e Europa, con tutto ciò che ne deriva in termini di eventi e persone incontrate. Sono contento che ad oggi il gioco piaccia sia ai musicisti, che in molte cose chiaramente si riconoscono, che ai non musicisti o non appassionati che sono in realtà il pubblico a cui ho mirato per trasferir loro questa mia passione ed esperienza di vita.”


In che modo il workshop ti è stato utile per il tuo progetto di gioco?

Luca De Giuliani: “Mi è stato molto utile nel focalizzare bene il mio obiettivo in modo che ne avessi sempre presente la direzione e la durata per evitare che mi sfuggisse perso nel caos della quotidianità.. Un altro aspetto fondamentale è stato il confronto constante con gli altri autori presenti, anche loro molto motivati e fonte di grande stimolo. Il workshop a mio avviso lavora così in due direzioni: una all’interno della propria sfera personale che nel mio caso consisteva nella ricerca della perfezione, del raggiungimento dell’obiettivo del presentare un prototipo funzionante, l’altra invece nel rapporto di fiducia e condivisione che si viene ad instaurare con gli altri colleghi. E’ questo l’aspetto che mi ha colpito molto anche perché l’ho poi ritrovato alla fine del percorso con prototipo pronto ed amicizie nuove”.


Come descriveresti in breve il tuo gioco?

Luca De Giuliani: “Bands on Tour è un gioco competitivo in cui ciascun giocatore controlla un gruppo musicale in tour per le principali città europee. Ogni giocatore al proprio turno potrà scegliere se si sentirà immediatamente pronto a suonare in un concerto o se invece preferirà migliorare la confidenza con il palco o con il proprio strumento in sala prove, se preferirà dedicarsi ai media e ai social prima di esibirsi nuovamente, magari contattando Manager pronti a tutto, o ad affidarsi all’esperienza di Turnisti professionisti. Ma tutto ciò ha un costo: in termini di soldi (sembrano sempre pochi), di credibilità (i concerti posso anche andare male con conseguenti ripercussioni sulla reputazione della band), e infine di tempo perché dovrai viaggiare in lungo e in largo prima e meglio delle altre band in gioco. E allora cosa aspetti? Monta sul Van e inizia il Tour!”

E noi saliamo a bordo: si gioca!!!


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Un viaggio chiamato … gioco!

Category : Blog

Focus, progresso e ritmo. Queste le parole d’ordine del percorso di FAI IL TUO GIOCO, laboratorio di game design condotto con la novità del coaching. Un gruppo di aspiranti game designer ha iniziato a seguire il laboratorio, con il desiderio di realizzare un gioco da tavolo. Il desiderio si è trasformato in OBIETTIVO e gli aspiranti in game designer emergenti.


Il laboratorio è alla seconda edizione completa (la terza includendo l’evento pilota full immersion) e si è rinnovato nella formula e nei contenuti. Rispetto alla prima edizione, si sono aggiunti professionisti del settore (con ulteriori strumenti formativi) e si è approfondito il percorso di coaching, sia di gruppo che individuale.
La parte formativa, il trasferimento di contenuti sulle tecniche di progettazione e il mercato dei boardgame, è stata portata avanti da professionisti del settore: Andrea Angiolino, maestro del mondo dei giochi, autore del “Dizionario dei giochi” (Ed. Zanichelli) ed inventore di molti giochi da tavolo, di ruolo, e libri game; Walter Nuccio, il cui libro “La progettazione dei giochi da tavolo” ha fornito le linee guida e gli elementi per disegnare il progetto del proprio gioco; Andrea Sfiligoi, autore ed editore della Ganesha Games, che ha mostrato una panoramica del mercato dei boardgame con la preziosa doppia prospettiva di un game designer e di una casa editrice.
La differenza tra FAI IL TUO GIOCO e qualsiasi altro corso o laboratorio di game design, oltre alla qualità degli specialisti, la fa proprio la novità del COACHING. Questo approccio è stato messo in pratica durante tutto il laboratorio. È servito a facilitare il processo creativo, la definizione degli obiettivi (sia il gioco da realizzare, sia che tipo di game designer ogni autore volesse essere) e la creazione di un PLANNING, il piano di azione con tutti i passaggi per rendere concreto il proprio obiettivo e chiarirsi le idee sul percorso futuro come autore.
Il coaching è un processo attivo che necessita di un requisito per funzionare: l’impegno del coachee. Tutti coloro che si impegnano a portare avanti in modo autonomo azioni, nate durante il processo di coaching, vedono che gli obiettivi prendono forma e si realizzano. Sono l’impegno e l’autonomia gli ingredienti che rendono il cliente/coachee il protagonista dei successi che raggiunge: il coach professionista che facilita questo processo è solo la levatrice (come nella maieutica socratica) che aiuta l’atto creativo e fornisce sostegno nella fatica di creare un progetto concreto.
Ciò non toglie che la relazione di fiducia, ascolto e incoraggiamento, e di sincero feedback, che si sviluppa tra coach e coachee sia una marcia in più al servizio del cliente/coachee e dei suoi obiettivi, un incontro tra due intelligenze emotive (la definizione del coaching è appunto una PARTNERSHIP tra professionista e cliente).
La materia nasce dalle idee e dalla volontà dei clienti/coachee. E da FAI IL TUO GIOCO sono nati tanti progetti che si spera portino gioia a tutti quanti giocheranno con queste creazioni: perché il gioco è un momento di gioia che diventa reale!


Già abbiamo visto la gioia e la soddisfazione negli occhi di questi autori emergenti, come Riccardo Rigillo e Marco Ajello. Riccardo ha seguito il laboratorio per passione e ne è uscito appagato per aver realizzato un prototipo giocabile. Partendo da una vaga idea, è riuscito in pochissimi mesi (quando altri game designer estranei al workshop impiegano un anno e anche più) a trasformare i propositi in azioni, le azioni in fatti concreti, ora davanti ai suoi occhi.
Anche gli occhi di Marco Ajello brillano di entusiasmo adesso che le sue idee hanno preso forma: Marco ha seguito anche la precedente edizione di FAI IL TUO GIOCO, ma ha modificato profondamente il progetto iniziale. Attraverso tutta una serie di cambiamenti, ha raggiunto finalmente il suo obiettivo.
Il cambiamento è il motore e l’essenza del coaching. Talvolta i cambiamenti possono disorientare, come è successo ad Andrea Prosperini, che ha iniziato il percorso con un socio, ma ha completato da solo. Ringrazio Andrea per avermi autorizzato a raccontare la sua storia, sperando sia d’ispirazione ad altri, a chi ha la tentazione di mollare.
Questo autore si era momentaneamente bloccato, ma ha tratto beneficio dal coaching e si è rimesso in moto, trovando in sé la spinta e nella sua coach Claudia Minozzi un deciso sostenitore. Andrea è motivato a diventare un professionista nel settore, consapevole che il cammino è lungo, ma lui non si è fermato e seguita a camminare.
Anche Giovanni Cucchiarelli ha la stoffa per essere un professionista del settore, ha partecipato con un prototipo da perfezionare e la volontà di entrare nel mondo degli autori. Ha apportato molti cambiamenti ed è proiettato a far conoscere il suo progetto, entrando nella community dei game designer. Già si è inserito in questa community, raggiungendo il suo obiettivo anche in anticipo sui suoi programmi.
Il ritmo dei coachee/clienti è stato fenomenale: Laura Onorati, autrice dal grande spirito imprenditoriale, è riuscita in 45 giorni a passare da idea a prodotto, che ora ha intenzione di inserire sul mercato in autoproduzione. Grazie alle illustrazioni originali della sua socia, ha dato una veste grafica di grande impatto alla sua creazione, usando al meglio le sue risorse.
Un’altra grafica eccezionale è presente nel lavoro di Paolo Scippo: il suo prototipo ha un aspetto così professionale che sembra già pronto per la vendita! Paolo, che è grafico professionista, ha messo a frutto le sue capacità, dando una marcia in più al suo progetto di game design.
Praticamente tutti gli autori emergenti hanno messo un po’ di se stessi nel progetto da realizzare: chi l’ispirazione (tra i coachee/clienti abbiamo una notevole componente artistica, con un artista visuale, un attore/sceneggiatore, un ballerino professionista, e un musicista e dj Luca De Giuliani, di cui parleremo ancora in un prossimo articolo), chi la professione (per es., un gruppo di rievocatori storici e maestri di scherma medievale, il team Vichinghi di Valhalla Vikings Victory), chi l’amore per la Terra e la “sua” terra (un progetto è a tema sviluppo sostenibile, un altro sul marketing territoriale del quartiere dove l’autore è nato e rimane con il cuore).
Questi progetti vanno oltre il prototipo di un gioco: sono parti della mente dell’autore che germogliano su terreno fertile… reso fertile dal processo di COACHING (di cui il coachee è parte attiva) che è stato luce e catalizzatore dell’evoluzione creativa e di realizzazione.
FAI IL TUO GIOCO ha fatto fiorire tanti autori, e anche un buon clima di gruppo cooperativo: in alcuni casi, i partecipanti si sono comportati non come singoli sconosciuti, ma come un vero e proprio team.
Celebrare i successi è una componente del coaching, quindi onore al merito dei nuovi game designer!
Il successo più grande è vedere che molti sono andati anche oltre le loro iniziali aspettative, in termini di obiettivo e tempistica, ma soprattutto nella consapevolezza di essere capacissimi di fare dei progressi.
OBIETTIVO raggiunto e superato! La certezza è la soddisfazione!


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Un metodo per raggiungere gli obiettivi: il coaching

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Category : Coaching

Il coaching è un metodo ideato da J. Withmore con applicazione in vari ambiti (sport, carriera, business e vita privata), che consiste in interventi formativi orientati non tanto alla trasmissione di nozioni, quanto piuttosto allo sviluppo delle potenzialità delle persone, in modo da permettere loro di raggiungere con maggiore successo i propri obiettivi.

Il coaching ha elaborato alcune strategie e linee guida adatte a facilitare la definizione e il raggiungimento degli obiettivi, massimizzando il potenziale degli individui, lavorando singolarmente o in piccoli gruppi.
Innanzitutto, un obiettivo va distinto da un generico “desiderio”, per precise caratteristiche: un obiettivo è specifico, misurabile, acquisibile, realistico e tempificato (ovvero definito secondo tempistiche prefissate). Questi elementi sono raccolti nella sigla SMART (formata dalle iniziali degli aggettivi appena elencati), elaborato da J. Withmore.

Il processo di pensiero che il metodo sviluppa procede per tappe: la definizione dell’obiettivo, l’analisi della situazione attuale di partenza, le risorse e le opzioni che si possiedono per raggiungere tale obiettivo, e lo sviluppo di una serie di atti concreti da mettere in pratica impegnandosi con volontà, ovvero dei comportamenti tangibili e ordinati in un piano di azione che la persona si impegna a portare avanti. Tutto ciò viene riassunto dall’ideatore del metodo con la sigla GROW (che oltre ad essere l’acronimo dei termini inglesi “goal; reality; options; will” è anche il vocabolo anglosassone che significa “crescita”, perché il coaching è mirato alla crescita delle performance, dell’individuo e delle organizzazioni aziendali).
Il coaching è adattissimo nelle aziende, nelle attività commerciali, nelle start up: la crescita e il miglioramento delle prestazioni, nonché lo sviluppo della risorsa umana (intesa nella sua globalità) sono gli scopi che un bravo manager o un piccolo imprenditore deve perseguire per il buon andamento dell’organizzazione in cui opera.
È anche assolutamente efficace per le singole persone, per raggiungere obiettivi di miglioramento di carriera, un cambiamento di lavoro, la realizzazione di un progetto, ecc.

Ancora oggi c’è poca conoscenza e diffusione dell’approccio del coaching in Italia, ma stiamo assistendo ad un cambiamento nella società, per cui il coaching viene sempre più utilizzato.

Esso utilizza una tecnica basata su domande e assegnazione di esercizi/compiti, i cosiddetti “task”. Le domande principali (definite “domande potenti” perché possono attivare risposte/azioni efficaci) sono correlate all’obiettivo che si vuole raggiungere, seguendo gli schemi elaborati da Withmore (in estrema sintesi: quale obiettivo vuoi raggiungere? Da che punto parti? cosa ti manca per arrivarci? Quali opzioni/risorse hai per arrivarci? Come ti accorgerai che sei arrivato/come misurerai i risultati? Ecc.), focalizzandosi su obiettivi SMART (specifici, misurabili, acquisibili, realistici, tempificati).

Gli esercizi/task invece non sono standardizzati a priori ma vengono adeguati a quelli che sono gli obiettivi, le tempistiche, e le persone coinvolte (ovvero chi svolge il ruolo di “coach”, facendo domande, dando feedback e task; e chi partecipa ad un processo di coaching, che viene definito “coachee”, come da definizione ICF, International coach federation).

I task sono collegati agli “allenamenti” (il termine coaching viene spesso tradotto come allenamento) in vista del raggiungimento della meta finale. Considerando che il metodo ha come caratteristica principale la capacità di massimizzare il potenziale delle persone, i task inizialmente saranno dati dal coach, ma alla fine di un percorso di miglioramento saranno le persone stesse a darsi in modo autonomo dei task/allenamenti personalizzati, per raggiungere l’obiettivo di performance, mirati a sviluppare proprio ciò che a loro ancora manca per arrivare a meta.
Oltre ai task, è opportuno che chi esercita il coaching fornisca anche feedback efficaci, cioè risposte in base ad un’azione eseguita dal coachee/cliente: se l’azione allontana dall’obiettivo, è necessario stimolare consapevolezza nella persona che sta andando nella direzione sbagliata; se invece l’azione è appropriata all’obiettivo non bisogna dimenticare di esprimere approvazione e sinceri complimenti (spesso questo manca nei contesti lavorativi italiani), perché un rinforzo positivo aumenta la probabilità che una azione corretta ed efficace venga ripetuta da chi l’ha messa in atto.

Infatti, il coaching serve anche a far sviluppare nelle persone una volontà all’azione, in quanto per ottenere risultati concreti e duraturi è necessario che ci sia un impegno reale e profondo nelle persone, piuttosto che la semplice esecuzione di compiti impartiti dall’esterno: in quest’ultimo caso, per esempio, in un’azienda basta che il manager o il titolare allenti il controllo che la performance cala.
Punti fondamentali perciò di questo approccio sono volontà, sviluppo dell’autonomia, miglioramento continuo e responsabilizzazione: considerati questi elementi, il coaching può essere definito un metodo che ha nella componente emozionale delle persone il proprio oggetto principale. Infatti, tra le domande fondamentali che il coaching pone nei riguardi di un processo di cambiamento/miglioramento che deve essere realizzato, un primo quesito chiede se tale processo è espresso in termini positivi: definire un cambiamento in termini vincenti equivale a indicare non tanto quale situazione si vuole sul momento, quanto piuttosto quale situazione si vuole raggiungere. Una seconda domanda, per certi versi legata alla prima, chiede se il cambiamento è definito sensorialmente, cioè se è espresso in termini concreti (visualizzabili, tangibili, eccetera).

Ma la componente delle emozioni non deve far travisare le caratteristiche del metodo, che non è affatto astratto o “filosofico”: infatti, il coaching suggerisce che è importante domandarsi innanzitutto se il miglioramento che si vuole introdurre è verificabile, cioè se possono essere elaborati strumenti di analisi che permettano di misurare i risultati effettivamente raggiunti, in modo da capire se la strada seguita è quella giusta o se è necessario apportare cambiamenti. In tal caso, è opportuno tentare di dare risposte ad un ulteriore quesito, quello con cui si chiede quali sono gli eventuali ostacoli che impediscono di raggiungere gli obiettivi prefissati.
Nei prossimi articoli, si faranno esempi e si darà qualche suggerimento per superare gli ostacoli.
Il metodo è valido sia per singole persone, che per gruppi di lavoro che vogliano modificare qualche dinamica interna o apportare miglioramenti a qualche processo di lavoro.

Con un intervento del genere si va oltre la semplice formazione, perché i membri del team imparano ad arrivare da soli a soluzioni utili e creative, e questo apprendimento sarà poi applicabile in situazioni analoghe: in sintesi, questo approccio è basato su un metodo che aiuta ad imparare dall’esperienza, fa leva su un processo di pensiero creativo e si rafforza grazie alla figura del “coach”, ovvero colui/colei che accompagna le persone verso il raggiungimento dell’obiettivo, verso un nuovo stato desiderato di cambiamento e miglioramento. La collaborazione che si instaura con la figura del coach, per essere efficace, deve essere basata su fiducia reciproca, ascolto, sincerità e su un rinforzo positivo dei progressi e delle abilità che una persona mette in atto durante il processo di coaching. Il coach può essere un professionista esterno ad un contesto lavorativo, oppure può essere un elemento del personale interno debitamente formato a questo metodo.

In Italia la professione del coach è regolata dalla legge 4 del 2013, per le professioni non organizzate in ordini e collegi: va segnalato però che a livello internazionale esistono delle organizzazioni che valutano il percorso di formazione che ha seguito il coach, e prevedono standard di qualità. Per scegliere un buon coach quindi si consiglia di fare riferimento agli standard di competenza previsti dall’INTERNATIONAL COACH FEDERATION (ICF).
Nei prossimi articoli, si daranno maggiori informazioni su come valutare i risultati del coaching, e consigli su come applicare il metodo su obiettivi concreti nel lavoro e nella vita.

Claudia Minozzi (business e life coach accreditato associato ICF, International coach federation): articolo apparso anche su Orizzonte Magazine, agosto 2016


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